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Benjamin Netanyahu

«Bibi», politico ed ex militare israeliano, primo ministro di Israele dal 1996: il capo di governo che ha ricoperto l’incarico più volte e per più tempo nella storia del Paese.

Ritratto ufficiale di Benjamin Netanyahu in abito scuro e cravatta blu.
Ritratto ufficiale di Netanyahu, 2023. Foto: Avi Ohayon, licenza CC BY-SA 3.0, immagine ospitata su Wikimedia Commons.

Chi è

Benjamin Netanyahu è nato a Tel Aviv il 21 ottobre 1949 in una famiglia ebraica laica. Il padre, Benzion Netanyahu (nato Mileikowsky), era un ashkenazita polacco di origine sefardita, professore emerito di storia e filosofia prima all’Università di Denver e poi alla Cornell University, dove tenne la cattedra di studi ebraici; il nonno paterno, il rabbino Nathan Mileikowsky, fu un fervente sionista e oppositore del progetto di Madagascar per gli ebrei.

Crebbe tra Gerusalemme e gli Stati Uniti, dove la famiglia si trasferì in Pennsylvania dal 1956 al 1958 e di nuovo dal 1963 al 1968. Era il secondo di tre fratelli: il maggiore, Yonatan «Yoni» Netanyahu (1946-1976), morì durante l’operazione Entebbe in Uganda e gli dedicò la vita; nel 1978 Netanyahu fondò a Gerusalemme l’Istituto Anti-Terrore Yonatan Netanyahu.

Politico del partito conservatore Likud, di cui è leader dal 1993, è il primo capo di governo nato in Israele dopo la fondazione del Paese nel 1948. Dal 21 novembre 2024 è sottoposto a un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi contro la popolazione civile di Gaza.

Per un profilo completo dei dati biografici e degli incarichi ricoperti, vedi la voce enciclopedica «Benjamin Netanyahu» su Wikipedia.

Formazione e servizio militare

Diplomato nel 1967, rientrò in Israele per arruolarsi nelle forze di difesa e divenne team leader dell’unità di forze speciali Sayeret Matkal. Durante il servizio prese parte all’operazione Regalo (1968) e all’operazione Isotopo (1972), con la quale tentò di liberare i passeggeri di un volo dirottato, riportando una ferita alla spalla. Combatté nella guerra d’attrito e nella guerra del Kippur del 1973, guidando un commando d’assalto in territorio siriano, e lasciò l’esercito con il grado di capitano.

La sua formazione accademica comprende:

  • un bachelor of science in architettura presso il MIT;
  • un MBA alla Sloan Business School dello stesso ateneo;
  • un dottorato in scienze politiche all’Università Harvard;
  • l’attività di consulente economico per il Boston Consulting Group;
  • la rappresentanza permanente d’Israele alle Nazioni Unite (1984-1988), su nomina di Yitzhak Shamir.
Netanyahu in uniforme durante il servizio militare nelle forze speciali israeliane, 1973.
Netanyahu durante il servizio militare, 1973. Foto: Ron Alon, IDF Spokesperson’s Unit, licenza CC BY-SA 3.0, immagine ospitata su Wikimedia Commons.

Governi e mandati

Netanyahu ha ricoperto la carica di primo ministro sei volte, per un totale di oltre quindici anni di governo: un primato assoluto nella storia politica Israeli.

  1. 1996-1999 — il primo mandato. Fu eletto con il Likud a 52 anni, il più giovane primo ministro dal 1948, e negoziò con Yasser Arafat il Memorandum of Wye River. Le accuse di corruzione, poi archiviate, e la perdita di sostegno nella coalizione lo portarono a indire elezioni anticipate nel 1999.
  2. 2002-2003 — ministro degli Esteri. Rientrò in politica nel settore privato e tornò sulla scena pubblica.
  3. 2003-2005 — ministro delle Finanze. Avviò riforme economiche che promossero la crescita; rassegnò le dimissioni il 9 aprile 2005 in segno di protesta contro il piano di ritiro da Gaza. Conquistò di nuovo la guida del Likud nel dicembre 2005.
  4. 2009-2021 — i mandati del 2009, 2013 e 2015. Governò con coalizioni di centrodestra e, nel 2018, il suo quarto governo approvò la Legge fondamentale: Israele quale Stato nazionale del popolo ebraico.
  5. 2020 — la pandemia. Guidò il Paese nella gestione dell’emergenza da Covid-19, prima di cedere il posto a Yair Lapid nel giugno 2021.
  6. dal 29 dicembre 2022 — il sesto mandato. Fu investito con la coalizione più a destra della storia politica d’Israele e si orientò alle riforme del sistema giudiziario.

I suoi mandati di governo si sono estesi dal 2009 al 2021, con un’interruzione di un anno: fu allora il capo del governo in carica più a lungo della storia d’Israele.

Diplomazia

La politica estera di Netanyahu è ruotata attorno alla sicurezza: gli Accordi di Abramo, firmati nel 2020 con la mediazione degli Stati Uniti, hanno portato alla normalizzazione diplomatica con gli Emirati Arabi Uniti e con il Bahrein. Nel 2018 ha poi ospitato a Gerusalemme un vertice dei paesi del Visegrád Group.

Benjamin Netanyahu pronuncia un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti nel 2024.
Netanyahu al discorso al 118º Congresso degli Stati Uniti, 2024. Foto: Office of Speaker Mike Johnson, pubblico dominio, immagine ospitata su Wikimedia Commons.

Il suo approccio al conflitto israelo-palestinese è riassunto in una frase pronunciata nel 1978, all’inizio della sua campagna elettorale:

«Il vero nocciolo del conflitto è lo sfortunato rifiuto arabo di accettare lo Stato di Israele. Per vent’anni gli arabi hanno avuto sia la Cisgiordania sia la Striscia di Gaza e, se l’autodeterminazione è il fulcro del conflitto, avrebbero potuto facilmente creare uno Stato palestinese».

— intervista alla televisione locale di Boston, 1978

Controversie

La figura di Netanyahu divide l’opinione pubblica, in Israele e all’estero. I principali nodi critici sono:

  • Riforma del sistema giudiziario (2023): la proposta di legge sollevò critiche per i suoi effetti sulla separazione dei poteri e scatenò proteste di massa e manifestazioni di riservisti; il governo tornò indietro sull’iter della riforma.
  • Legge fondamentale del 2018: secondo i critici ha rappresentato un’evoluzione autoritaria e illiberale.
  • Processo per corruzione: dopo le indagini del 2017 fu formalmente incriminato nel 2019 per corruzione, frode e abuso d’ufficio; il dibattito si è riaperto nel 2024.
  • Mandati di arresto internazionali: emesso dalla Corte Penale Internazionale il 21 novembre 2024, e nel novembre 2025 anche dalla Turchia, che lo accusa di genocidio.

Attivisti e organizzazioni internazionali sostengono che la sua politica bellica stia comportando crimini di guerra e contro l’umanità; il governo israeliano e i suoi sostenitori respingono l’accusa.

Fonti e approfondimenti

Per verificare e approfondire i dati riportati in questa pagina:

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